Edizione 99 del 20-05-2008

In libreria
di Luca Bagatin

“Incunabolo”
di Riccardo MERENDI
Edizioni Il Punto d’Incontro
Euro: 12,72
Pagine: 318

“Incunabolo”, romanzo storico di Riccardo Merendi edito dalle Edizioni Il Punto d’Incontro, fa parte di quella vasta collana di “thriller-esoterici” che, da “Il Codice Da Vinci” di Dan Brown, hanno spopolato in questi ultimi anni consentendo anche a molti lettori giovani e non, di aprire le loro menti ad universi della conoscenza inusitati, ma non meno presenti nel corso della Storia dell’Umanità. E così si sono aperti squarci sull’Ordine dei Templari, su quello dei Rosa + Croce, sulla Massoneria, giocando sull“aria di mistero” che aleggia attorno a queste istituzioni peraltro tutt’ora presenti e attive nel Mondo. “Incunabolo” è, nella fattispecie, un curioso romanzo che si divide in due storie parallele che si svolgono in tempi storico-temporali completamente diversi: la prima vede protagonista la ricca ed affascinante collezionista d’arte Donna Carson, ed è ambientata ai giorni nostri. Un vero e proprio gioco di seduzione con il “malcapitato” professor John Forrest, studioso ed esperto d’arte. La seconda è ambientata nel tardo medioevo e ha per protagonista il romantico e appassionato frate Fulgenzio, perdutamente innamorato di Inge, una misteriosa fanciulla che cambierà completamente la sua tranquilla vita monastica trasformandolo in avventuriero.

Le due storie percorreranno strade e trame completamente diverse, salvo, pressoché alla fine del romanzo, unificarsi e gettare luce sui misteri che via via si sono aperti nel corso dello svolgersi delle vicende. Nel romanzo sono sicuramente preminenti due figure: Donna Carson e Fulgenzio, le quali rappresentano un po’ i poli opposti, femminile e maschile, con le loro curiose sfaccettature. Il romanzo che Merendi ci regala è quindi qualche cosa di molto diverso dal classico romanzo-thriller. E’ una storia nella storia....a sua volta nella Storia che vi appassionerà sino all’ultima commovente pagina. Tutto da scoprire. Tutto da capire.

 

Incunabolo
di Riccardo Merendi
   
Recensore:
Ricevuto:
Recensito il:
Cinzia Baldini
27/03/2008
04-24-2008
   
Anno 2007 - Editore Il Punto d'Incontro
Prezzo € 16 - 318 pp.

ISBN 978-88-8093-558-2

La storia è intricata e complicata ma il lettore non ne esce malconcio, tuttaltro! Riccardo Merendi, anche in questo nuovo romanzo, ha saputo cavarsela egregiamente coniugando perfettamente all’intreccio giallo, il filone romantico, brevi digressioni erotiche ed un tocco di fantarcheologia tipo Indiana Jones. Non ne è venuto fuori un minestrone ma un piatto carico di aromi fragranti e prelibati, sicuramente indirizzato al fine palato di un buongustaio.
Il romanzo ha un ritmo iniziale altalenante, quasi musicale (con quel continuo andare e venire dal medioevo ai giorni nostri) e subdolamente incalzante, nel senso che il lettore si ritrova preso pur senza volerlo, ma non se ne rende conto finché non vorrebbe chiuderlo. Solo allora si accorge che non può riuscirci perchè è troppo forte l’attesa e la curiosità di conoscere cosa avverrà negli episodi successivi. L’inizio è accomodante e i vari personaggi entrano in scena sfilando quasi con timidezza e presentandosi ad uno ad uno come nel finale di una vecchia commedia: Fulgenzio il frate che vive ingenuo e felice nella fucina del suo convento, la bellissima e ricchissima miliardaria Donna Carson, moglie di quel Carson!, John Forrest il virile ex professore di Yale. Poi quasi in sordina altre piccole figure entrano e si agitano sulla scena e lentamente, ma inesorabilmente iniziano a danzare, ingrandendosi e colmandola. Quindi, in un crescendo di ritmi e di situazioni, scandite dalla pendola del tempo che il Merendi con sapienza e maestria ha saputo dare, tutto inizia a girare e a vorticare sempre più velocemente: Medioevo, giorni nostri, Italia, Usa, Umbria… e in un crepitare di mortaretti e fuochi d’artificio ecco il finale inatteso, sconcertante, originale ed eclatante. Il lettore catturato dalla sequenza ne rimane affascinato, ingoiato e tramortito, finché ebro di sensazioni, di colpi di scena e di emozioni contrastanti si trova, inaspettatamente e a malincuore, a voltare l’ultima pagina.
Ovviamente sorvolo sulle note strettamente tecniche e sul modo di scrivere di Riccardo Merendi, anche perché non ho proprio nulla da dire! È tutto perfetto e curato fin nel minimo particolare.
Ho, inoltre, apprezzato tanto le scene romantiche quanto quelle “trasgressive”, in quanto i passaggi erotici anche forti e drammatici sono stati trattati senza mai scadere nella volgarità o nel gusto del truce, ma mantenendo sempre un atteggiamento decoroso e quasi pudico, come nel sogno dello stupro. Con la solita pennellata da scrittore-pittore Merendi ha fermato tra le righe con esaltante nitidezza tanto i paesaggi ampi e naturali come quelli della campagna quanto i luoghi circoscritti o angusti come la fucina del convento o il bunker che custodisce la collezione di libri antichi in casa Carson.
Veramente un ottimo lavoro di cui Riccardo Merendi può andare fiero ed orgoglioso.(Cinzia Baldini)

PiazzaMinerva.it
cronaca culturale di Pavia e provincia

Chiacchierando con Riccardo Merendi, Indiana Jones della scrittura
Scritto da Marco Ragni   
venerdì 04 aprile 2008
incunaboloEsce anche a Pavia "Incunabolo", nuovo libro dello scrittore ravennate Riccardo Merendi.
Per l'occasione PiazzaMinerva.it ha scambiato quattro chiacchiere con questo romanziere dai mille interessi che è anche un ingegnere, un ex giocatore di baseball e un sacco di altre cose.

 

Devo ammettere che è sempre una strana esperienza conoscere un ingegnere con il "vizio" dello scrivere. Viene spontaneo chiedere in che modo sia emersa questa passione e come si riesca a far coesistere due anime apparentemente molto distinte…

La vera verità? Avevo progettato un impianto piuttosto complesso e mentre attendevo che venissero prodotti i pezzi, non volendo essere distratto da altri progetti, invece di limitarmi a leggere romanzi, cominciai a scrivere. Ma mica un racconto, come sarebbe opportuno fare, bensì proprio un romanzo! Il risultato, riletto oggi, fu penoso, ma al secondo tentativo, a furia di "litigare" con un agente letterario di Milano - che non posso che ringraziare per avermi "massacrato": me lo fece riscrivere otto volte.... e mica correggere o modificare, proprio riscrivere! - un po' alla volta cominciai a migliorare fino a... beh... non sono io che deve valutare il risultato!

I tuoi libri sono spesso legati da un fil rouge d'esotismo e di mistero. Ti senti una sorta di Indiana Jones mancato che si cimenta nell'esplorazione degli universi narrativi?
Chi ha detto che sono un Indiana Jones mancato?! Ho fatto davvero il "tombarolo"... ma non ditelo in giro... è illegale! (ridacchia) Scherzi a parte, a Faenza, dove sono nato e vissuto fino a pochi anni fa, tutti scavano in cantina in cerca di ceramiche medievali e, pur non avendo mai trovato reperti degni di nota, vi assicuro che anche solo veder spuntare dalla terra un frammento minuscolo procura un'emozione incredibile.
riccardo_merendi Non oso pensare cosa si provi a scoprire un tesoro! Così faccio del mio meglio per cercare di ricreare quelle atmosfere magiche

La tua ultima fatica si intitola Incunabolo, un termine che non si sente spesso e che riporta ai testi stampati con caratteri mobili. E' solo una scelta legata agli elementi presenti nel romanzo o anche un tributo nostalgico all'epoca pionieristica dei libri?

Scusa la precisazione, ma definirla “fatica" mi pare esagerato: scrivere è un passatempo fantastico nel senso letterale del termine!
Venendo al titolo del libro, la scelta è stata molto sofferta: bisognava sfuggire alle inflazionate pergamene, papiri, manoscritti, codici e via dicendo. Così abbiamo optato per Incunabolo, pur sapendo che, essendo una parola piuttosto specialistica e poco nota, avrebbe creato qualche problema ad alcuni potenziali lettori; d'altra parte, ne avrebbe incuriosito altri... vedremo come si chiuderà il bilancio...

Come è nata la storia che racconti in questo romanzo? L'hai coltivata con cura o è stata lei a venire da te?

Come sempre, sono le storie a venire da me, io mi limito a raccontarle meglio che posso; naturalmente prima mi documento a lungo per evitare di scrivere sciocchezze - rischio comunque sempre in agguato - e verifico, insieme alle mie fide e pazienti "cavie", che la trama non abbia buchi... altro rischio sempre in agguato!
 
C'è qualche differenza sostanziale tra Incunabolo e le opere precedenti?
 
Ognuno dei quattro romanzi che ho scritto - due sono ancora inediti - ha come sottofondo un problema che nel momento in cui scrivo mi fa particolarmente inc...avolare - e in Italia c'è solo l'imbarazzo della scelta - così mi sento sempre molto coinvolto in ciò che racconto. Ma sia chiaro: è solo un "sottofondo", dosato con estrema parsimonia. Il risultato deve essere un romanzo di intrigo e avventura, non un saggio, ma anche avere qualche riferimento che il lettore può riconoscere nel proprio vissuto, perché questo aiuta a farlo partecipare in modo più attivo agli avvenimenti narrati.

Altri scrittori confessano di affezionarsi molto ai loro personaggi. Capita anche a te?

Non credo si possano scrivere romanzi senza partecipare alla storia, amando chi si fa amare e odiando chi si fa odiare. D'altra parte come si può descrive qualcosa che non si prova? Anche così non è detto che ci si riesca!
 
Quali progetti hai per il futuro?

Per quanto riguarda i libri, spero che Incunabolo vada bene abbastanza da convincere l'editore a pubblicare anche Veleno... poi si vedrà...
Nella vita invece... non so mai oggi cosa farò domani!

 

 
Narrativa storica d'avventura: Riccardo Merendi di Virginia Foderaro

Si può essere un affermato ingegnere meccanico, progettare macchinari automatici, robotica, motori di competizione, e quant'altro attenga al comparto della meccanica, amare appassionatamente i viaggi, praticare la vela e nel contempo indossare i panni dello scrittore?

riccardo_merendiLo chiediamo a Riccardo Merendi, faentino di nascita, classe 1959, e ravennate di adozione, il quale ha già al suo attivo quattro romanzi: Veleno, Diamond,  Aspides (Halley Editrice) e Incunabolo (Edizioni Il Punto d'Incontro).

Sappiamo di lei che è stato anche giocatore di baseball,  progettista di motori da competizione e pilota di mongolfiere. Come si coniuga tutto questo con l'amore per la scrittura? Di tempo ne rimane? balloon1Sono anzianotto... di tempo ne ho avuto (!) e ho cercato di sfruttarlo al meglio cambiando attività ogni volta che sentivo il richiamo di qualcosa di nuovo, ma sempre troppe le cose che sarebbero da vedere, da studiare e da provare, la vita è breve... insomma... non resta che correre fino a quando lo si può fare! E per dire la verità fino in fondo, anche se sarà giudicato immorale..., alla fine ho deciso di sacrificare il lavoro! Visto che non campo d'aria, qualcosa faccio ancora, ma è un peccato vivere una vita di lavoro sognando di andare in pensione: meglio accontentarsi di poco e fare quello che piace davvero intanto che si può, perché, come scriveva Lorenzo: "chi vuol esser lieto, sia: di doman non c'è certezza."

I suoi romanzi sono ricchi di spunti. Le trame che ama raccontare attraversano la storia dai tempi antichi fino ai giorni nostri, in un equilibrio sapiente e avvincente di avventura fantastica e riferimenti storici. Dove trae l'ispirazione? Francamente non lo so... arriva da sola! Però mi fa piacere quando un lettore mi scrive dicendo che leggere i miei romanzi è come guardare un film: infatti io mi limito a descrivere quello che vedo, annuso, tocco, odo e gusto mentre la scena si sviluppa attorno a me... non sono io che creo la storia, è lei che mi permette di viverla!

Fantasia, emozioni, storia, e grande rigore. Saprebbe raccontare la sua formula alchemica senza svelarne il mistero? Nessun mistero: documentarsi bene su quello di cui si vuole scrivere, innamorarsi dei personaggi (e naturalmente odiare i cattivi!), evitare i "buchi" (nel senso di incongruenze, sfasamenti temporali ecc.) e non stancarsi mai di ascoltare le critiche delle "cavie" che, con pazienza infinita, leggono le bozze... e le fanno a pezzi! Un'altra cosa fondamentale: nel dubbio, tagliare, non importa quante pagine (e quindi giorni di lavoro) si buttano via!

L'ultima sua fatica, di cui vogliamo parlare, s'intitola "Incunabolo". Personaggi e vicende si alternano in differenti momenti storici. Si parte dall' Umbria del XIV secolo, in cui... "un frate vede cose che sarebbe stato meglio ignorare e ode parole che mai nessuno avrebbe dovuto udire...", per giungere nella frenetica New York dei giorni nostri, in cui nella casa d'aste Christie’s si batte un prezioso incunabolo... . C'è un segreto da scoprire. Cosa significa per lei questo romanzo? Una grande soddisfazione e una grande delusione insieme: soddisfazione perché alcuni lettori lo trovano all'altezza, se non migliore, del "Codice da Vinci", col quale peraltro non ha in comune altro che l'dea dei complotti orditi dalla Chiesa per assicurarsi il massimo potere temporale; delusione perché scrissi Incunabolo ben prima che il Codice da Vinci fosse pubblicato... quindi se avessi trovato subito un editore forse... ok, è fantascienza!!!

Quali sono i riferimenti narrativi cui si sente maggiormente legato? A costo di mostrarmi banale, o addirittura volgare, il mio riferimento è la narrativa commerciale anglosassone di intrattenimento: "commerciale" per prendere le distanze dai pretenziosi fautori dell'alta letteratura ad ogni costo, che spesso nasconde la carenza di contenuto dietro un'inutile sofisticazione del linguaggio; "anglosassone" per l'immediatezza dell'inglese, che sarà forse meno ricco e adatto a scrivere poesie rispetto all'italiano, ma mi pare molto più incisivo e diretto; "di intrattenimento" perché un po' di sano e spensierato divertimento potrebbe essere una valida alternativa agli inconsistenti reality, agli opprimenti psicodrammi e agli aberranti delitti in diretta.

Il messaggio che giunge dai suoi avvincenti intrecci è forse un monito per l'uomo contemporaneo a guardarsi indietro con l'intento di riscoprire la saggezza contenuta nella storia dell'umanità? Premesso che scrivo romanzi e non saggi, che non mi aspetto di vincere il Nobel e che riuscire a intrattenere in modo piacevole il lettore per qualche ora sarebbe già un grande successo, se qualcuno volesse cogliere qualche spunto di riflessione è libero di farlo: in fondo rifarsi a modelli storici che il lettore può riconoscere aiuta a rendere più verosimile la trama.

sfingeSe potesse riscriverla, la storia, in quale preciso momento apporterebbe piccole o grandi modifiche? Bellissima domanda! E' un gioco fantastico quello di ipotizzare eventi diversi da quelli realmente accaduti e immaginare come sarebbe cambiata la storia; naturalmente sono tantissimi i "bivi" che avrebbero portato a mete del tutto diverse, ma quello che maggiormente mi "attizza" è lo sbarco di Colombo in America: come sarebbe andata se gli indigeni gli avessero tagliato la testa e avessero ucciso tutti i membri del suo equipaggio? magari un altro ci sarebbe tornato poco tempo dopo e magari sarebbe riuscito a segnalare la scoperta agli europei... ma magari no... e gli indiani non sarebbero stati sterminati, Spagna, Inghilterra e Portogallo non avrebbero riempito i loro forzieri, il Papa non avrebbe avuto milioni di nuovi seguaci... e forse oggi gli USA non esisterebbero e non farebbero il bello e il cattivo tempo... Per limitarsi all'Italia, invece, mi piacerebbe vedere come sarebbe oggi se il Papa fosse rimasto ad Avignone.

Sappiamo di lei che è un amante dei viaggi e ha raggiunto luoghi incantevoli. Consiglierebbe a un giovane scrittore di partire, sacco in spalla, alla scoperta di mondi reali da raccontare? Lei che da qualche parte ha scritto: "fragranze di spezie nel souk di Damasco, il sole che sorge dietro le piramidi di Giza, il sudore che gronda nella giungla Tailandese, le pietre roventi del deserto arabico, nugoli di insetti nella foresta amazzonica, il rombo assordante delle cascate di Iguaçu: se vuoi raccontare, devi prima vedere, toccare, annusare, gustare, udire". Senza dubbio. Anche se Salgari ha raccontato le storie di Sandokan senza mai essere stato in Malesia, credo che l'esperienza diretta sia insostituibile; poi naturalmente bisogna saper raccontare ... e la fantasia fa il resto!

°

cop_incunabolo
 
Riccardo Merendi
Incunabolo
Un antico libro conteso,
una mappa segreta,
un enigma inquietante.
€ 15,90
ISBN: 978-88-8093-558-2
 
 
 
 
 
Edizioni Il Punto d'Incontro
www.edizionilpuntodincontro.it
 

La piazza

 

Incunabolo, il nuovo romanzo d’avventura di Riccardo Merendi

di Valeria Giordani

Da una prima parte della vita di giovane ingegnere meccanico faentino, viaggiatore per lavoro (e non solo) in tutto il mondo, Riccardo Merendi ha riportato indubbiamente la passione per l’avventura. Sono cose che succedono a chi si ferma, e lui vive a Punta Marina Terme, che con le sue nebbie marine e i rumori ovattati delle onde, contribuisce ad alimentare la fantasia. Dalle relazioni tecniche sulle aziende clienti, un giorno la penna che teneva tra le mani ha preso un’altra via. Così, con puntuale impegno, ritroviamo sugli scaffali delle librerie una delle sue storie, caratterizzate da crescendo incalzanti e dai labirinti delle storie giallo-nere, che attingono volentieri a circostanze storico-fantastiche, o addirittura sono ambientate in secoli passati. Era il caso di ‘Aspides’, romanzo ambientato nella Ravenna del V secolo, che abbiamo presentato alla sua pubblicazione, due anni fa. Del romanzo ci era piaciuta l’efficacia narrativa, l’ambientazione ravennate all’ombra delle basiliche in costruzione e del paziente lavoro dei mosaicisti orientali, e in cui i personaggi si muovevano per le vie della città, in un intreccio di scene quotidiane credibili, e di avvenimenti legati da un filo, una cordicella come quella che uno dei personaggi tiene al collo per trattenere una piccola reliquia dal valore che si rivela poi impensabile. Adesso Merendi ha dato alle stampe ‘Incunabolo’ (edizioni Il punto d’Incontro), storia di un antico libro conteso, di una mappa segreta e di un enigma inquietante. Il romanzo si apre nell’Umbria del 1300, con l’arrivo di un cavaliere nero e insanguinato a un monastero. Il primo colpo di scena non tarda: il cavaliere ferito, che i monaci timorosi hanno scambiato da lontano per il Demonio in persona, si rivela essere una ragazza. La vicenda coinvolge un frate che vede e ascolta cose che sarebbe stato meglio per lui ignorare. Ma il tempo scorre e le vicende impazzano. 
A New York, nel 2005, la casa d’aste Christie’s batte all’asta un prezioso incunabolo, e una affascinante collezionista di Boston se lo aggiudica. E’ l’inizio di una vicenda in cui i misteri e i colpi di scena si susseguono, nel migliore stile di Merendi. La protagonista dovrà impegnarsi in una caccia al tesoro senza esclusione di colpi, la cui pista è appena tracciata nelle allusioni dei sagaci monaci amanuensi, e in cui “non è detto che basti arrivare primi per assicurarsi la salvezza”.
I romanzi di Riccardo Merendi non sono solo letture d’evasione e avventura: vi si coglie un messaggio metaforico sul ripetersi dell’avventura della vita dell’uomo comune stretta tra poteri forti, diversi ma costantemente presenti nelle varie epoche, e l’incontro col Destino. Le vicende dell’uomo moderno non possono sfuggire al senso di sorpresa, e di caducità della vita, di cui era ben più cosciente il suo predecessore, l’uomo antico.

 

(non è una recensione, ma una discussione del forum di Report)

 


M A N G I A L I B R I

Incunabolo

Riccardo Merendi
Il Punto d'Incontro 2007

1300 circa. La quiete di un monastero di frati nell'Italia centrale è rotta dall'arrivo di un cavaliere ferito a cavallo, e la sorpresa è ancora più grande quando i religiosi scoprono che sotto l'armatura si nasconde una giovanissima ragazza. Fulgenzio, il frate fabbro, si adopera nei mesi seguenti per curare le ferite della giovinetta, per pulirla e nutrirla cercando di resistere alle tentazioni della carne. Invano: il cuore di Fulgenzio e quello del cavaliere in gonnella, che si chiama Ingeborga, non rimangono insensibili l'uno all'altro, e nell'anima del povero frate scoppia una vera tempesta. Tanto burrascosa che quando un gruppo di misteriosi cavalieri fa irruzione nel monastero e si porta via la ragazza per motivi sconosciuti, frà Fulgenzio getta alle ortiche la vocazione e persino la fede e si mette alla ricerca della sua amata. Ben presto si rende conto di avere bisogno di aiuto per trovare i rapitori di Ingeborga e magari pure combatterli, ma l'unico uomo che gli viene in mente è Ghalib, un valoroso saraceno ospite anni prima al monastero, un enigmatico guerriero che sosteneva di aver avuto una visione da Dio...
Oggi. Il professor John Forrest, giovane esperto di fama mondiale di codici miniati, viene contattato da Donna Carson, avvenente moglie di un miliardario, per una consulenza professionale. La signora - bionda, viziata, dalla sessualità disinvolta e con una lampante idiosincrasia per la biancheria intima - ha l'hobby dei libri antichi, e ne possiede numerosi di inestimabile valore, ma ha messo gli occhi su un incunabolo del quale finora non si sospettava nemmeno l'esistenza: un "Tractatus de miraculis Sancti Franciscii" di Tommaso da Celano miniato da Oderisi da Gubbio e stampato dai tipografi Sweynheym e Pannartz a Subiaco tra il 1465 e il 1468. Dopo una serrata trattativa durante l'asta da Christie's, la Carson si aggiudica l'incunabolo per una cifra esorbitante, ma dopo poche ore il libro viene rubato da un falso giardiniere. Perché tanta attenzione concentrata sul misterioso incunabolo? Quali sono le radici di un mistero che potrebbe mettere in crisi i fondamenti della dottrina cattolica?
Riccardo Merendi mette il suo formidabile talento per la narrativa storica d'avventura - quello che l'ha portato a scrivere Aspides, ad esempio, uno dei migliori romanzi storici che mi sia mai capitato tra le mani, e me ne sono capitati parecchi - al servizio di un thriller a sfondo religioso di quelli tanto in voga negli ultimi mesi/anni. Sembrerà strano, ma quando l'ho saputo non l'ho considerata una notizia poi così eccitante: e non tanto per il rischio di deja-vu, non trovo nulla di male nel reiterare un modello vincente, magari esplorandone aspetti poco frequentati o rileggendolo in modo intelligente. That's entertainment, e mi va benissimo così. Piuttosto mi secca che l'autore faentino abbia abbandonato l'ambientazione di epoca romana a lui tanto congeniale per addentrarsi in insidiosi territori 'ilnomedellarosiani'. Intendiamoci, l'avventura vaticano-medievale spruzzata di commedia e di erotismo che ci propone Incunabolo è senza dubbio avvincente e fila via che è un piacere, su livelli mediamente superiori alla media dei prodotti di genere internazionali, ma da Merendi dobbiamo e possiamo aspettarci di più. [david frati]


Letti da noi

Aspides
di Riccardo Merendi

Aspides è un romanzo che si “sente” e si “vive”. Pur essendo un romanzo storico ambientato nell’antichità, la trama rende quest’opera simile a quelle di autori come W.Smith e C.Cussler, il merito per l’esordiente Merendi sta nell’essere riuscito a differenziarsi, senza sfigurare, da entrambi. La sua penna, infatti, è priva di quell’ostentazione eccessiva del macabro che contraddistingue Smith. La sua esposizione, pur non difettando di elencare particolari raccapriccianti è “raffinata”, risultando in tal modo più “sopportabile” al lettore. La diversità con Cussler invece, è riscontrabile nella trama. Aspides, infatti, è un romanzo di fantasia che non cade nell’”assurdo”. L’intreccio poggia su solide basi storiche e dalle righe si evince un grande lavoro di ricerca e di documentazione svolta dall’autore. Tra i protagonisti del romanzo c’è un’imperatrice di cui poco si parla nei libri di storia: Galla Placi-dia. Tutti gli altri sono ben definiti e caratterizzati psicologicamente e caratterialmente in modo perfetto. Le descrizioni dei paesaggi sono vivide e reali, la narrazione scorre con un buon ritmo. I dialoghi costruiti con scioltezza e proprietà di linguaggio non scadono mai nella noia e nella banalità.

Riccardo Merendi, classe 1959, ingegnere, libero professionista. E' un ex giocatore di baseball, ex progettista di motori da competizione, ex pilota di mongolfiere... per il momento vive a Ravenna e trascorre il suo tempo tra progetti, libri e vela per il futuro... chissà!

Recensione a cura di Cinzia Baldini
Homo Scrivens Recensioni - Aspides di Riccardo Merendi

 

 

 

IL PARERE DI PB

 

 

   
Recensore:
Ricevuto:
Recensito il:
Salvo Ferlazzo
05/08/2007
10-05-2007
Rec.pubblicata
SITO
   
Anno 2005 - Halley Editrice
Prezzo € 9 - 293 pp.
Collana Altrimondi

Non c’è momento nella vita, nella produzione letteraria di uno scrittore, in cui il richiamo della storia antica, non faccia sentire la sua voce lontana. E a questa voce- meglio a questi echi- Riccardo Merendi si è fatto carico di assegnare un corpo, in una lunga marcia che attraversa un periodo, un’epoca forieri di eventi straordinari.

Nelle pagine che seguono i primi capitoli della terza parte, l’autore fa compiere al lettore un salto di secoli, per farlo piombare nel bel mezzo di una disputa, alla quale fa seguito il dialogo stretto, confidenziale, a volte inquieto, provocatorio tra il vescovo e un confratello.

Sono pagine di limpida significatività.

L’ossequiosa irriverenza del giovane Ernac si sposa perfettamente con la personalità ieratica del vescovo, che sovrintende e coordina i lavori di quell’assise di sant’uomini.

Il tema è scottante, come si direbbe oggi.

Ecco che il racconto di Merendi si ispessisce, si autoalimenta per giungere la da dove era partito: il legnetto legato a una funicella, la reliquia che giace nei sotterranei vaticani, e che reca il nome del padre di Gesù.

Singolare e inquietante la domanda che molti si sono posti. Il libro non spiega; lascia dubbi, ancora irrisolti.

Durante la disputa viene nominato il patriarca di Costantinopoli, Nestorio, il quale negò l’unione ipostatica di Cristo. Sebbene durante il Concilio di Nicea fosse stata affermata la consustanzialità, cioè la stessa natura di Cristo e di Dio, Nestorio fu sostenitore dell’identità di natura (ousia) e persona (ipostatsia) e della immutabilità di Dio. Se Dio è immutabile, la sostanza umana e quella divina non possono fondersi; se ad ogni sostanza deve corrispondere una persona, allora in Cristo vi sono due persone, una divina e una umana, con attività comuni.

Pertanto, per Nestorio, Maria, persona di sola sostanza umana, non può essere madre del verbo. In alternativa propose il termine di christotokos oppure theotocos, che riceve Dio. Infatti theotocos, madre di Dio, poteva voler dire che la natura umana di Cristo fosse stata annullata da quella divina, come sarà in seguito sostenuto da Eutiche e dai monofisisti.

La diatriba sparì nel Concilio di Efeso, nel giugno del 431 d.c., nel quale i sostenitori del vescovo di Alessandria d’Egitto, Cirillo, confermarono la condanna di Nestorio e la scomunica dei suoi sostenitori.

E’ un periodo denso di avvenimenti che avrebbero lasciato un segno profondo nella storia dell’umanità.

Il susseguirsi ravvicinato di diversi concili ecumenici della chiesa cristiana (solo per citarne alcuni: il Concilio di Efeso nel 431 d.c., subito dopo quello di Costantinopoli; 20 anni più tardi il Concilio di Calcedonia, nel 451 d.c., preceduto nel 449 dal secondo Concilio di Efeso presieduto dal patriarca di Costantinopoli, Flaviano) danno la cifra di quanto stava maturando nel panorama storico-politico di quel tempo, che coinvolgeva la religione cristiana d’allora e i suoi rappresentanti.

Il libro di Merendi, si cala in questa realtà composita, intrisa di sotterfugi, piani segreti, intrighi di palazzo, dove l’aria è fetida, e ben poche volte vi penetra la luce del sole a rischiarare le parole e la mente di coloro che in quelle stanze vi agiscono.

Anzi, questi personaggi sfuggono ad ogni tentativo di chiarezza, rifugiandosi invece dietro bizantinismi, mezze parole, frasi dubbie, o fin troppo evidenti.

Le due parti precedenti del libro, quando non mostrano il marasma che regna a palazzo, ci fanno ripercorrere con i due protagonisti, i fratelli Aspar e Warfen, un tratto di territorio che va dalla Pannonia, l’attuale Austria, attraverso il Norico, fino in Italia, a Ravenna.

Quel che resta di quell’enorme regione che era l’impero romano d’oriente- quello d’occidente era già collassato, è ciò che nei primi decenni del V secolo d.c. gli imperatori d’occidente videro venir meno: la loro influenza in tutto il nord Europa (Gallia, Britannia, Germania), ed in Spagna, mentre gli Unni, negli stessi anni, si stabilivano in quella terra di Pannonia, da dove prende l’avvio questa storia.

Due fratelli così diversi, quasi antitetici, ma con un destino comune che matura in contesti e momenti diversi.

Aspar, mosaicista assiste al crollo di quel muro che nasconde quel legnetto pieno di mistero e potere. Nello stesso momento diviene testimone inconsapevole della caduta di quell’enorme costruzione politico-economica , culturale che fu l’impero romano d’oriente.

Aspar è illuminato da ciò che è bello esteticamente, dalle figure ottenute da quelle minuscole tessere colorate; Warfen, rude pastore-guerriero, è intriso di quella selvaggia essenza che la natura dei luoghi gli offre come baluardo alla presenza ingombrante delle legioni romane. Entrambi si ritrovano a dover assistere, loro malgrado, al disfacimento e al crollo di tutte le velleità egemoniche di Roma.

Percorsi diversi, diversi ambienti, diverso persino il rapporto con il potere.

Merendi parte da lontano. Quasi avventurosa, para-mitologica, la vicenda dei due fratelli sembra svilupparsi su due sfondi teatrali affiancati, ma invisibili l’uo all’altro.

Eppure lo spettatore-lettore riesce a coglierne i passaggi, a distinguere il colore delle voci, la bellezza del gesto, la ruvidezza dell’impeto. Questo parallelismo esistenziale, così sapientemente dosato dall’autor, non infastidisce, non crea disorientamento percettivo. L’avventura, nella sua limpida caratura, lascia presagire eventi futuri inimmaginabili.

Merendi crea ambienti sempre mobili dove i personaggi, dai due protagonisti fino a quelli di sfondo, ma non per questo meno importanti, vivono un insieme di gesti, di elaborazioni concettuali, dei quali subiscono a volte il fascino, a volte il fastidio.

Eppure, riescono a sopravvivere con straordinaria caparbietà. Dubbi? Sempre. Certezze? Mai.

L’alchimia degli eventi ristabilisce, solo per qualche momento, il significato primordiale di un mondo presente non ancora perduto, ma purtroppo lontano dall’abbraccio che uno sguardo disincantato può riservare ai luoghi dove si è nati.

Con una efficace capacità descrittiva, molte volte surreale, a tratti pesante, l’autore si concede al piacere di dialoghi che disgelano, fuor di metafora, una perfetta plasticità con i fatti, le vicende personali del nostro tempo.

I due fratelli, la cui identità è sempre riconducibile al posto in cui sono nati, avvertono la presenza di un isolamento nel quale si sento immersi, e che in qualche modo tentano di sconfessare, senza riuscirvi.

E’ proprio l’assenza di questo risultato che li ricaccia sempre indietro, qualche volta nello sconforto, a volte nell’esuberanza di prestazioni sessuali ineguagliabili quando non ammantate da una evidente perversione.

Un enorme puzzle, nel quale i personaggi vivono in un sincretismo quando mediato, quando istintivo, con l’intento, sempre e comunque, di restituire dignità alla propria esistenza.

“Barbari irrumpunt!”, è il grido di chi in quel momento percepisce l’impero alla sua fine.

Il romanzo storico-avventuroso di Merendi volge al termine. I due protagonisti rintracciano nella ragione delle loro singole esistenze, i punti orientativi del loro giudizio sugli avvenimenti che stanno crescendo, come un lievito storico.

Merendi completa una struttura narrativa declinante verso gli aspetti epici, con un ritorno al tema iniziale: alfa e omega, inizio e fine.(Salvo Ferlazzo)

 




- Intervista alla Marzullo. Scrivi per vivere o vivi per scrivere?

se scrivessi per vivere... sarei già morto da un pezzo! se invece vivessi per scrivere, non durerei a lungo, perché si ricadrebbe nel caso precedente!

- Quanto è importante leggere per chi si diletta nella scrittura?

chi scrive per diletto può anche permettersi di non leggere... purché poi non pretenda di essere letto! come ogni attività, anche scrivere ha le sue regole e suoi "trucchi", che si imparano solo studiando, provando e... perché no... guardando gli altri (saremmo ancora alla ruota se tutti avessero avuto la presunzione di inventare tutto da sè!)

- Cosa leggi di solito? E di insolito?

di solito romanzi di avventura; di insolito, tutto il resto che capita... ma difficilmente arrivo in fondo

- Quando hai cominciato?

un giorno in cui mi sono chiesto dove diavolo stavo andando così di corsa: quando mi sono accorto che non lo sapevo... mi sono seduto, ho guardato verso dove correvano gli altri e... mi è parso che nemmeno loro sapessero dove stavano correndo! così ho smesso di correre e ho cominciato a fare ciò che più mi piaceva... scrivere compreso...

- Quando ne uscirai? :-)

direi... quando avrò venduto dieci milioni di copie ;-) ...probabilmente allora anche scrivere mi sarà venuto a noia...


- Parlaci del tuo approccio con il mondo dell'editoria. Lati positivi e negativi.

positivo è stato trovare un editore che mi ha pubblicato a proprie spese... negativo tutto il resto! però 'sti poveri editori sono da capire: considerato che in Italia sono più gli scrittori che i lettori, sono sommersi da una tal massa di dattiloscritti che già uscirne vivi è un miracolo!

- Scrivere è un mezzo o un fine?

è un mezzo... molto fine per comunicare

- Cosa consigli a chi vuole intraprendere questa strada?

di lasciar perdere... ma se invece è davvero convinto a provarci... meglio comunque che lasci perdere... e se proprio è irriducibile, bé... uno più uno meno sulle scrivanie degli editori non fa poi tanta differenza...

- Hai un progetto in cantiere?

radunare un'orda che al grido di "acqua e chiacchiere non fan frittelle" travolga il sistema delle belle parole e dei brutti fatti...
posso farmi un po' di pubblicità? in modo molto romanzato, Aspides racconta di come i molli e intrallazzatori romani di allora furono travolti dai barbari... corsi e ricorsi della storia... siamo proprio certi che i romani di oggi siano tanto duri e poco intrallazzatori da essere al riparo da una nuova invasione?
(i primi copitoli sono su http://xoomer.virgilio.it/riccardomerendi )

- Hai un sognone nel cassettone?

trovare l'ultimo discendente di Attila e... metterlo alla guida dell'orda!

(I Racconti.com - 18 ottobre 2006)

Aspides
Riccardo Merendi


Anno 437 d.C.
L’Impero Romano d’Occidente sta ormai scivolando verso un’inarrestabile decadenza e le provincie più lontane già sono insanguinate dalle sempre più violente scorrerie dei barbari. La corruzione dilaga fra i politici, i militari e le alte cariche ecclesiastiche, tutti coinvolti in una lotta sterile per il potere. Solo l’arcano potere di un piccolo pendaglio, un legnetto inciso di pugno da Maria e appeso al collo di Gesù pochi giorni dopo la sua nascita, potrebbe essere capace di restituire a Roma l’antico splendore e l’imperatrice Galla Placidia sta aspettando il momento propizio per utilizzare a proprio favore  la sacra reliquia, trafugata dal tesoro di Costantino. Ma...
Qualcosa non va per il verso giusto: il pendaglio, per un caso fortuito (o –chissà – forse per volere divino?...) finisce in altre mani, del tutto inconsapevoli di tanto potere.
Su questo sfondo di lotte, guerre e intrighi si snoda la storia di due fratelli, Aspar e Warfen, provenienti dalla regione della Pannonia: il primo diventato mosaicista a Ravenna e il secondo un pastore, ancora, ma per poco, fiducioso nella “giustizia di Roma”; e di tutta una serie di personaggi, che sarebbe riduttivo chiamare minori, delineati magistralmente dalla penna di Riccardo Merendi: Gnaeus e Junius, i due funzionari romani corrotti; Fabius, un ex generale dell’esercito romano caduto in disgrazia ed esiliato ai margini dell’impero; e poi Clito, una sorta di mafioso ante litteram con spie e conoscenze dappertutto; Aaron, il classico “cavaliere senza macchia”; e la bellissima Ildico dagli occhi verdi, che a suo modo saprà far breccia nel cuore semplice di Warfen.
Aspides è un discreto thriller storico, nel quale non troverete svolte più o meno segrete della vita di Cristo né strane confraternite votate alla protezione di antiche reliquie minacciate da altrettanto ambigue congreghe... Bensì una trama tesa ed emozionante (che, per restare in tema, potremmo definire un grande mosaico); un intreccio sempre avvincente e ottimamente inserito in un contesto storico non facile da maneggiare, ma nel quale l’autore si destreggia con assoluta competenza. Il buon rapporto fra i dialoghi e le parti di narrazione e l’attento dosaggio di colpi di scena riescono a tenere sempre viva l’attenzione del lettore, per un romanzo dal quale è molto difficile staccare gli occhi.

Massimiliano
18-09-2006

Poetika.it - La Libreria di Max

libri 

 

ASPIDES, RICCARDO MERENDI
Un romanzo storico tinto di giallo
trucco!

Aspides, di Riccardo Merendi, Halley EditriceSCRIVERE UN ROMANZO STORICO, PER GIUNTA AMBIENTATO NELL’ANTICHITÀ, non è certo operazione semplice e richiede un’indubbia preparazione. Oggi più che mai, data la relativa semplicità di reperimento delle informazioni.
   Ma serve anche una sorta di empatia per una specifica dimensione culturale e una capacità di adattamento del linguaggio nelle sue sfumature gergali che, nel caso de quo, ha permesso a Riccardo Merendi, autore di “Aspides” di raccontarci le atmosfere tipiche della Roma antica e non solo.
   Il libro si apre con la suggestiva ricostruzione della nascita di un bimbo assai speciale. Un bimbo (pre)destinato a cambiare la storia del mondo: Gesù Cristo.
   Cosa è inciso sul pezzetto di legno che Maria ha posto al collo di Gesù poco dopo la sua nascita?
   L’idea che sta alla base della trama proposta è che, trafugato l’insolito pendente dal tesoro di Costantino, l’imperatrice Galla Placidia sappia come sfruttarne l’arcano potere per rievocare ai perduti fasti l’ormai decadente impero d’occidente.
   L’improvvisa sparizione della reliquia minaccia di portare al fallimento il suo ingegnoso progetto.
Chi ha violato la nicchia segreta del mausoleo? Come recuperare l’oggetto?
Il giovane Aspar è colui che deve districarsi in un ginepraio di relazioni tra militari, politici, ecclesiastici e burocrati in lotta permanente per acquistare quelle maledette quote di potere da tutti appetite e causa di ogni guaio mondano.
   La storia si dipana in un ginepraio di rapporti umani tra poveri e potenti, schiavi e sicari, legionari e disperati, che presto si rivela il nido di serpi caratteristico della storia di Roma antica. E non solo.
   Perché se è vero che non c’è mai nulla di nuovo sotto il sole, bisogna concludere osservando che i tempi moderni non sono poi tanto diversi…

Riccardo Merendi, Aspides, Halley Editrice, pagg. 293, Euro 9,00

Fernando Bassoli  29-08-2006

 

25 luglio 2006 - FulviaLeopardi           


Aspides, di Riccardo Merendi

Aspides - Riccardo MerendiAmmetto di essere partita prevenuta nei confronti di “Aspides”, libro di Riccardo Merendi edito da Halley Edizioni. La trama sembrava “ispirata” al famigerato libro di Dan Brown, fortunatamente mai prevenzione si rivelò più sbagliata: Aspides è stato una piacevole sorpresa, un libro che senza nessuna pretesa intellettuale (nel senso che non pretende di “indottrinarti” come tenta di fare il “Codice Da Vinci”) tiene avvinghiato il lettore grazie alla prosa vivace e a una trama mai banale. Riccardo Merendi invece, si è prestato ad una piccola intervista…buona lettura!

Prima di parlare del libro due domande che interessano un po’ tutti: quali consigli daresti a qualcuno che vuole diventare scrittore, e cosa bisogna fare per scrivere al meglio?
Prima di tutto, come per ogni attività, il consiglio è di fissare l’obiettivo: scrivere per sé o per essere eventualmente gratificati dal consenso degli amici è un passatempo sano, economico, costruttivo e che non pone limiti di spazio, tempo e condizioni meteo; scrivere per soddisfare un lettore, invece, è una sfida che si può sperare di vincere solo accettando di mettersi in gioco su ogni capitolo, ogni frase, ogni parola. Per intenderci, tutte le automobili hanno quattro ruote, un motore e un volante, ma solo poche possono ambire a vincere un gran premio e solo una lo vince. Quanto allo scrivere al meglio… se ne conoscessi il segreto lo applicherei! Comunque di certo bisogna scrivere, scrivere e riscrivere, per poi cancellare, cancellare e ricancellare fino a distillare le poche parole promettenti, delle quali poche sopravviveranno a ore di discussione con l’editor e che saranno infine bocciate dall’editore che scarterà il romanzo. Chi è abbastanza masochista da sottoporsi a questa pena prenda pure carta e penna… ma che poi non dica che non era stato avvertito!

Cosa diresti per convincere qualcuno a comprare il tuo libro? O meglio, se tu fossi un lettore qualunque invece dell’autore del romanzo, cosa diresti di Aspides, di Riccardo Merendi, per convincere anche gli altri a comprarlo?
Racconterei dell’amica che ha bruciato il ragù mentre lo leggeva e di chi glielo ha consigliato che, preso dalla lettura, non è sceso alla sua fermata del treno (…tutto vero…)

Probabilmente te lo hanno già chiesto in tanti, ma la domanda sorge spontanea: premesso che è vero che nel tuo libro non ci sono pagine e pagine di documenti e teorie strampalate, questo libro è nato sull’onda del “Codice Da Vinci”?

Ho letto il “Codice Da Vinci” dopo aver terminato di scrivere Aspides, preoccupato da quanto mi disse una delle mie “cavie” lettrici che trovava alcune similitudini non con Aspides, ma con “Incunabolo”, altro romanzo scritto prima ma ancora non pubblicato. La preoccupazione passò subito, in quanto di comune c’è ben poco, ma devo ammettere che mi ha “disturbato” scoprire che un altro se l’era presa con la Chiesa (tema presente anche in Aspides) mentre io pensavo di avere avuto un’idea originale.

Cosa pensi del Codice da Vinci?
Parlarne male sarebbe preso per invidia, quindi mi limiterò a una domanda: davvero nei bagni del Louvre ci sono le saponette invece del solito sapone liquido? Lo so, è un quesito molto meno raffinato rispetto agli interrogativi su Leonardo, Maddalena e Graal, ma quando ho letto che il protagonista piantava la microspia in una saponetta trovata nella toelette del museo e la gettava dalla finestra… ed ero solo all’inizio! (ma se invece le saponette ci fossero davvero? …prima di parlare avrei dovuto verificare…)

Nel libro ogni personaggio rappresenta qualcosa: Fabius gli antichi valori di Roma, Junius e Gnaeus la corruzione, Warfen la “semplicità” dei nuovi romani: quando hai creato i personaggi, hai pensato a che cosa avrebbero dovuto ricordare ai lettori, oppure è una lettura che lasci a ciascun lettore?
Nell’ideare i personaggi di una storia l’importante è rispettarne la coerenza: se poi chi legge “capta” un messaggio tanto meglio… vuoi mai che sia proprio quello che chi ha scritto ha voluto trasmettere?

Probabilmente anche questa è una domanda strabusata (e non dirmi “Ah, io sono unico nel mio genere!”): quali sono gli scrittori che ti hanno ispirato, ma soprattutto da grande chi vorresti diventare?
Più che da grande chi vorrei diventare, mi basterebbe… diventare grande! Scherzi a parte, l’autore che preferisco è Ken Follet e comunque la letteratura anglosassone, più asciutta e concreta rispetto a quella italiana.

 


12.2.06

M A N G I A L I B R I

Aspides

Riccardo Merendi
(Halley 2005)
Un ciondolo di legno intagliato da Maria per il piccolo Gesù finisce fortuitamente, quattro secoli dopo, nelle mani di un giovane mosaicista di origini barbare, Aspar. Suo fratello Warfen intanto, ai confini dell'Impero romano, assiste impotente alla distruzione del villaggio dove vive la sua famiglia e decide di rivolgersi all'avamposto romano poco lontano per chiedere giustizia. Ma così facendo disturba i piani di due funzionari romani corrotti, Gneus e Junius, che decidono di eliminarlo... Il romanzo di Merendi è una piacevolissima sorpresa: nessuna pretesa intellettualistica, al bando la solita pomposità italiana, solo ritmo, avventura, sensualità, ambientazioni affascinanti, uno stile asciutto e deciso e un pizzico di commedia. Esattamente come nei best-seller che gli appassionati di romanzi storici sono usi divorare a quattro palmenti (malgrado le dimensioni spesso non trascurabili). Ragion per cui, cari mangialibri amanti di daghe, legioni e congiure, Aspides è libro assolutamente da non perdere.

Intervista a Riccardo Merendi

Perché la scelta di ambientare il tuo romanzo nella fase di decadenza della Roma imperiale e non qualche secolo prima?
Rudi, schietti e ingenui barbari contrapposti a molli, perfidi e verbosi romani: allora prevalsero i primi... e domani? "Corsi e ricorsi storici", "la storia è maestra di vita", "studiamo il passato per capire il presente e prevedere il futuro", sono infinite le frasi fatte di cui abbiamo fatto indigestione. E indigeste lo devono essere davvero se le si ripete da sempre ma da sempre si ripetono gli stessi errori. Però non dobbiamo preoccuparci, sono cose che capitano solo agli altri e se avremo la fortuna di capire in tempo se sia meglio valutare un compito con "10", "ottimo", "AAA" o "A3" vedremo le nostre scuole rifiorire e torneremo a essere il traino della cultura e dell'economia. Intanto pare che la Cina ci abbia superato nella classifica dei paesi industrializzati. Sì, va bé, ma i cinesi lavorano
praticamente gratis, in condizioni in cui noi non terremmo nemmeno un animale e poi... non hanno i sindacati! Che barbari 'sti cinesi...

I personaggi di Aspides sono fortemente simbolici: il legionario Fabius, che incarna la tolleranza religiosa e il valore militare della Roma classica; Warfen che incarna la freschezza e i limiti culturali dei nuovi cittadini dell'Impero, i barbari; e infine Aaron, guerriero cristiano, simbolo della nuova cultura totalitaria che avanza...
Aspides è un romanzo di avventura "leggi e getta", ma se qualcuno
volesse vederci qualcosa di più è libero di farlo e mentre la tv si affanna a sfornare pensieri preconfezionati che atrofizzano i cervelli mi piace pensare che la mente di chi legge un romanzo sia libera di spaziare e volare dove meglio crede. Cosa poi pensavo io mentre scrivevo non ha molta importanza. Anzi non ne ha per niente.

Che impatto ha avuto l'avvento del Cristianesimo sulla storia d'Europa? Le cose sarebbero potute andare diversamente? Come sarebbe l'Europa se fosse restata pagana?
L'impatto è stato devastante, ma questo è un tasto così delicato da far paura. Ma paura davvero, perché il potere della Chiesa è smisurato. Solo per citare alcuni aneddoti che danno la misura di come ci viene insegnata la storia e inculcato il ruolo guida della Chiesa, Costantino mettendo sul suo vessillo una croce accanto all'aquila romana vinse Massenzio a Ponte Milvio, Attila fu fermato da Papa Leone I, Carlo Magno scelse la notte di Natale dell'800 a S. Pietro per incoronarsi imperatore del "Sacro Romano Impero" (nota bene, Sacro e Romano). Poi ci fu Enrico IV che, per imperdonabile "leggerezza", osò rapire Papa Gregorio VII e, scomunicato, per espiare quasi morì congelato a Canossa. Persino Napoleone, sebbene un po' ribelle col suo "Dio me l'ha data e guai a chi me la tocca", dovette ammettere che la corona... gliel'aveva data Dio! Se invece ci limitiamo all'Italia, il privilegio di avere la sede papale incastonata nella capitale ha comportato che ogni giorno veniamo puntualmente informati sui pensieri del Papa sui più disparati argomenti (ce ne fosse uno religioso...), e che nessun politico può esimersi dall'ingraziarsi il Santo Padre: per "par condicio", e senza pretesa di confronto tra i due, Mussolini finì per firmare i Patti Lateranensi (cosa che non fece Hitler), mentre Berlinguer elaborò il Compromesso Storico (comunisti e cristiani insieme... un bel colpo per quei senza Dio di Lenin e Stalin!). Lo so, l'accostamento ai grandi del passato (nel bene o nel male hanno fatto la storia) è irriverente, ma se Berlusconi ha pensato bene di esentare dall' ICI i beni immobili della Chiesa, che dire di Fassino che a un tratto ha sentito l'esigenza di professare pubblicamente la sua fede? Insomma, il Papa sarà anche pastore di tutti i cattolici del mondo, ma non sono sicuro che se la sede papale fosse rimasta ad Avignone la storia d'Italia sarebbe stata la stessa.

Ci sarà un sequel di Aspides o il romanzo è destinato a rimanere un episodio a sé della tua carriera?
No, non ci sarà un seguito... a meno di un clamoroso successo ;-) Scherzi a parte, ho altri tre romanzi nel cassetto del tutto diversi tra loro: la monotonia mi annoia.

Nell'ambito del romanzo storico, quali sono gli scrittori che
rappresentano per te un modello, un punto di riferimento?

Non vedevo l'ora che qualcuno mi ponesse questa domanda per uscire col classico "io sono io, originale e irripetibile!" Ma dato che come risposta è fin troppo abusata, cancelliamola... Leggo molto e perché un romanzo mi piaccia non ha molta importanza l'ambientazione, l'importante è che sia ben costruito e ben scritto. Detto questo, e limitandomi ai romanzi storici, mi vengono subito in mente Ken Follett ("I pilastri della terra" è un capolavoro), "Il nome della rosa" (e non ho detto Eco: per quanto mi sia piaciuto il film, non sono riuscito a leggere a libro!), il Wilbur Smith de "Il dio del fiume" e, per andare su nomi un po' meno noti, il simpaticissimo Leo Frankowski e la sua serie del cavaliere Conrad Stargard.

 

 

 

Riccardo Merendi ASPIDES

di Elisa Marca

Riccardo Merendi Aspides
Halley editrice, 2005, pag. 293, euro 9

Cosa è inciso sul pezzetto di legno che Maria ha appeso al collo di Gesù poco dopo la sua nascita?
Un pezzetto di legno che, col trionfo del cristianesimo nell’intero impero romano, è diventato qualcosa di più di una preziosa reliquia e si è trasformato in un oggetto carico di un potere arcano, bramato dall’imperatrice Galla Placidia che spera di utilizzarlo per riportare Roma ai fasti del passato.
La vicenda della reliquia si intreccia con la storia del giovane Aspar, mosaicista, e di suo fratello Warfen, pastore della Pannonia soggetta alle scorrerie dei barbari e all’esoso controllo degli ultimi resti delle legioni romane. Tra battaglie, scontri, raggiri e complotti si snoda il racconto di personaggi minori della Storia, coinvolti in un intrigo molto più grande di loro, che alla fine sfuggirà perfino alla crudele Galla Placidia. Le storie minori di personaggi senza storia si sovrappongono alle trame dei potenti, ma tutto scompare di fronte a un oggetto misterioso che non si lascia possedere da nessuno.
Aspides è una fantasy storica dove il gusto di un’epoca decadente e crudele è reso con una scrittura semplice e perifino ingenua, ma capace di avvincere il lettore in un’avventura non banale.

 

  Sette sereAspides
Ravenna e dintorniAspides

 



La piazza

N. 20 DEL 7 NOVEMBRE 2005

È L’ULTIMO DI UNA SERIE SCRITTA DA UN INGEGNERE MECCANICO “VIAGGIATORE” IN TUTTO IL MONDO, CHE VIVE A PUNTA MARINA TERME, RICCARDO MERENDI

Aspides : romanzo di avventure che conducono a Ravenna nel V secolo

Nel deserto della Giudea, nel 327 d.C.,un drappello di legionari romani impreca sotto il sole contro il nuovo dio di moda: le nuove manìe religiose dell’imperatrice Elena costringono infatti uomini addestrati alla guerra e a ben altri compiti a scavare la terra in cerca di una reliquia. Nell’anno 437, nella Pannonia inferiore - sulle sponde del Danubio - un giovane pastore torna al suo villaggio e lo scopre immerso in una calma gelida e innaturale, appena prima di scorgere i morti seviziati e inchiodati sulle porte, tra roghi ormai spenti al posto delle capanne. Contemporaneamente, a Ravenna, due donne patrizie, madre e figlia, si contendono i favori di un aitante mosaicista impegnato nella decorazione del sacello di Galla Placidia, che pochi palazzi più in là riceve funzionari corrotti e trama con loro, vagheggiando il potere assoluto.
Sono alcune delle scene con cui apre Aspides, romanzo di gustosa lettura e prosa efficace (capace di evocare luci, ombre e silenzi), dal ritmo incalzante e dai puntuali colpi di scena, che con pagine che si aprono come finestre su un punto e l’altro dell’Impero disegnano un intreccio di scene quotidiane e di avvenimenti legati da un filo, una cordicella come quella che uno dei personaggi tiene al collo per trattenere una piccola reliquia dal valore impensabile.
Aspides è l’ultimo di una serie di romanzi d’avventura scritti da un faentino che oggi vive a Punta Marina Terme, Riccardo Merendi, classe 1959, nelle cui note biografiche si riuniscono elementi diversi, dall’alchimia un po’ curiosa: dalla laurea e professione di ingegnere meccanico (anche in reparti corse per le più importanti case moto-automobilistiche), ai viaggi di lavoro (e non solo) in Svezia, Norvegia, Danimarca, Belgio, Olanda, Lusssemburgo, Francia, Germani,a Polonia, Spagna, Potogallo, Slovenia, Crazia, Turchia, Egitto, Siria, Cina, Thailandia, Malesia, Indonesia, Filippine, Cylon, Brasile, Argentina, Svizzera, Arabia; a un brevetto di volo, alla passione per la vela esercitata con un 8 metri definito da lui stesso “corsaiolo” a Marina di Ravenna. I romanzi precedentemente scritti da Merendi portano i titoli di Veleno, Diamond, Incunabolo: Aspides è pubblicato da Halley editrice (è in vendita nelle librerie a 9 euro).
Scrivere un romanzo ambientato 15 secoli fa, immaginare la quotidianità dei personaggi, non dev’essere una cosa facile. Come ci si documenta?
“Per cominciare, seguendo la nostalgia per quando le questioni si risolvevano con la spada invece di restare irrisolte in tribunale (e poco importa se, probabilmente, sarei morto subito!). Poi ho letto, passato giorni e notti in internet, noleggiato film, visitato monumenti, mostre e musei, guardato quadri, studiato mosaici... finché poco alla volta mi sono sentito fiero, affamato e cattivo come un barbaro... e colto raffinato, depravato e molle come un romano..”. 
Il tuo romanzo può essere compreso in un genere avventuroso-storico-misterioso: un genere che ha nel “Codice da Vinci” un capofila. Come mai il genere è così attuale? E che cosa spinge uno scrittore (che ha visitato tanti Paesi) a cercare avventure fantastiche? Forse la Terra è ormai conosciuta e prevedibile, e viaggiare non basta più a saziare lo spirito di avventura?
“Mi è sempre piaciuto scrivere, anche se al liceo i temi non mi riuscivano bene. Per anni mi sono sfogato scrivendo stupende relazioni sull’organizzazione delle aziende mie clienti, ma appena ho avuto un po’ di tempo ci ho provato con la narrativa, e la cosa mi è piaciuta... ho sottoposto il risultato agli amici per testarlo, è piaciuto… e così ho continuato”.
Sul piano del “caso” umano, come spieghi la tua escalation dal mondo meccanico-scientifico a quello letterario? 
“Per la verità la spinta viene da rabbia e delusione per una società della quale (paradossalmente, vista la mia professione), condivido ben pochi valori. Ma dato che ormai tutti sono diventati opinionisti, ho pensato di nascondere il “messaggio” dietro innocui romanzi di avventura. Non so se si nota, ma il degrado romano di Aspides è tale e quale a quello dell’Occidente odierno, e basta avere un poco di pazienza e i barbari invasori arriveranno anche da noi. Insomma, se qualcuno vuole vederlo, Aspides è una storia contemporanea... E se invece si preferisce l’avventura, allora è un semplice romanzo di fantasia: in fondo un libro non è ciò che chi lo ha scritto ha voluto dire, ma ciò che coglie chi lo legge. E anche negli altri romanzi che ho scritto, dietro l’avventura c’è un “messaggio” assurdo, ma verosimile, che va dall’elogio della povertà che accomuna cristianesimo e socialismo di Incunabolo, allo sfruttamento del terrorismo da parte del potere per “manovrare” la gente comune di Veleno, all’incubo di cloni ammaestrati che governano le nazioni per conto di chi progetta un grande futuro per l’umanità di Diamond. Il tutto comunque tratteggiato in modo soft e dedicato solo a chi è predisposto alla lettura su più piani. Per gli altri sono – spero - piacevoli romanzi d’avventura “leggi e getta”. Sembra quindi che tu sia un “uomo d’azione con la penna”. Un’ultima domanda: “da grande” vuoi fare lo scrittore?
“Sebbene mi sia chiaro che il 90% dei libri non vende nemmeno una copia.. la risposta è sì.. se mai diventerò grande..”.
Valeria Giordani